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Il copyright nel digitale: cosa dice la legge

Il copyright nel digitale: cosa dice la legge

Il diritto d'autore, con l'avvento del digitale, è diventata una questione molto delicata. Scopri perché

28/10/2021

La rivoluzione digitale è ormai un fatto assodato: l’attività di creazione, rielaborazione e diffusione di opere creative è diventata a portata di tutti e ha scaturito una serie di interrogativi in merito ai diritti di tutela. Nel giro di pochi anni il diritto d'autore è diventato una questione spinosa e sono sempre più le persone che cercano di informarsi sul web. Questo articolo si pone l’obiettivo di fare chiarezza proprio su questo punto dal punto di vista giuridico e procedurale.

Quando la tecnologia supera il diritto oggi

Fino a qualche anno fa, le opere di ingegno erano diffuse attraverso supporti specifici e con regole ben definite. Non vi era spazio all’immaginazione e non vi erano terreni ibridi: tutto era ben regolamentato e soprattutto monitorabile. Con l’avvento di Internet, i contenuti hanno iniziato a circolare in maniera virale in una piattaforma su cui è davvero complicato attuare controllo e monitoraggio. Internet livella i contenuti e li classifica secondo alcuni parametri (SEO): tutto viene diffuso mediante i motori di ricerca, che forniscono risultati in base alle chiavi di ricerca inserite.

Ogni secondo vengono pubblicati una quantità infinita di nuovi contenuti e di opere creative, che finiscono sul web e vengono condivise in modo virale sui social network. Il diritto purtroppo non ha la stessa tempistica della tecnologia e adesso ci troviamo in una condizione ingestibile: miliardi di utenti hanno la possibilità di condividere contenuti in modo “schizofrenico” e nel caso in cui si appurasse un plagio o una violazione di copyright, le norme giuridiche non riuscirebbero a contenere e gestire in modo energico il danno avvenuto. Questo perché le norme non sono al passo con i tempi e non sono riuscite a seguire l’evoluzione digitale.

Cosa vuol dire diritto d’autore

Uno degli aspetti su cui circolano spesso equivoci è il significato reale di diritto d’autore. Molti pensano in maniera errata che per avere il diritto d’autore su un’opera creativa sia necessario registrare l’autore presso un ufficio pubblico. La realtà è differente: l'autore acquisisce i diritti di tutela sulla propria opera nel momento stesso della creazione dell'opera stessa, solo a condizione che quest’opera rientri nelle tipologie di opere contemplate dalla legge sul diritto d'autore (si vedano gli articoli 1 e 2 della legge 633/1941) che ruota attorno al concetto di creatività. Chi vuole utilizzare opere creative esistenti deve manipolare e modificare il materiale con cura: bisogna fare particolare attenzione all’utilizzo delle parole e alla piattaforma in cui è collocato, ma non bisogna contattare l’autore o chiedere un permesso specifico al titolare (a meno che non ci sia una nota chiara ed esemplificativa sul copyright).

Come funziona il diritto d’autore sul web

In un vuoto normativo così evidente, soggetti come Facebook, Google e Twitter hanno deciso di muoversi in modo autonomo con regole e policy scritte: gli utenti sottoscrivono le regole e le accettano come se fosse un contratto. Tutte le volte che un utente si registra, deve accettare i termini d’uso (al di là del fatto che li abbia realmente letti). Queste regole sono scritte da soggetti privati e non hanno una valenza internazionale e condivisa.

Questo crea un ulteriore problema: quando una persona naviga su Internet, non deve soltanto interrogarsi sul diritto di autore di quell’opera ma anche (e soprattutto) della piattaforma in cui esso e presente. E non sempre c’è sintonia. Il diritto d'autore esiste anche sui contenuti digitali e diffusi tramite Internet e funziona, a livello teorico, con gli stessi meccanismi del “vecchio mondo” delle copie fisiche. I problemi sono la copia e la diffusione continua. Il testo di riferimento per la normativa italiana è la legge 633 del 1941, che ha subito varie modifiche nei decenni successivi. Le più sostanziali sono quelle dagli anni Novanta ad oggi, per effetto di alcune importanti direttive europee in materia di diritto d'autore.

Legge italiana e diritti d’autore

Con l'espressione “diritto d'autore” (o “copyright”) si intende l'insieme dei diritti che lo Stato chiama “diritti di utilizzazione economica”. Questi nascono con la semplice creazione dell’opera e sono definiti dagli articoli da 12 a 19 delle legge 633/1941: sono il diritto esclusivo di riprodurre l'opera, di trascrivere l'opera, di eseguire, rappresentare, recitare in pubblico l'opera, di comunicare al pubblico l'opera, di distribuire e mettere a disposizione del pubblico l'opera, di tradurre, rielaborare e riadattare ad altri contesti l'opera, di noleggiare e dare in prestito l'opera. L'autore è anche titolare di diritti relativi più che altro all'aspetto morale e reputazionale: i cosiddetti diritti morali d'autore (articoli 20 e seguenti della legge 633/1941), come allo stesso modi il diritto di rivendicare la paternità dell'opera e di opporsi a qualsiasi modifica, trasformazione o danno all’opera stessa o alla reputazione dell’autore. Oltre a questi diritti, esistono diritti connessi (produzione fonografica, produzione cinematografica, emissione radiofonica e televisiva).

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